Le due agricolture del Sud

Tra 2015 e 2016 il Pil sotto Roma è cresciuto dello 0,8% contro lo 0,5% del centro-nord. Ma alcune riflessioni e analisi sono d’obbligo: che “l’agricoltura è sempre un settore cuscinetto. Dà occupazione quando c’è crisi e cede lavoro quando c’è ripresa” Quindi quanto dureranno queste 20mila nuove partite Iva? Tuttavia cìè comunque una agricoltura nel sud che è avanzatissima, moderna, che vanta rapporti commerciali con le grandi catene di distribuzione mondiali come Tesco.

 

 

 

“Si parla molto e di molto,sulla ricerca pubblicata da Ismea sul Sud che traina la ripresa economica grazie all’agricoltura. Tra 2015 e 2016 il Pil sotto Roma è cresciuto dello 0,8% contro lo 0,5% del centro-nord. Esportazioni, investimenti e occupazione hanno fatto più della media italiana (e non riguardano – lo dico a risposta dei molti commenti in merito – gli extracomunitari, ma solo i giovani italiani). Sono addirittura 20mila le nuove imprese nate nell’agricoltura del meridione. Tuttavia questi numeri contengono anche tutti gli elementi utili a comprendere le debolezze del Sud. Come ha fatto presente il presidente di Confiundustria Calabria, l’export – cioè il grosso del profitto per un’azienda – è aumentato sì del 15%, ma all’interno di un quadro che vede il meridione coprire solo il 30% del totale delle esportazioni italiane”.

 

“C’è anche da considerare che l’agricoltura è sempre un settore cuscinetto. Dà occupazione quando c’è crisi e cede lavoro quando c’è ripresa”, mi spiega Teresa Del Giudice, docente di politica agraria all’Università Federico II di Napoli. Quindi quanto dureranno queste 20mila nuove partite Iva? Quante spariranno una volta passati i 5 anni di attività obbligatoria per chi ha avuto i finanziamenti comunitari a fondo perduto? Questa resta la grande incognita, e non è l’unica.

 “Il meridione oggi ha due agricolture. Quella avanzatissima, moderna, che vanta rapporti commerciali con le grandi catene di distribuzione mondiali come Tesco e si trova ad esempio nella Piana del Sele (che esporta la quarta gamma, cioè la verdura in busta, in tutta Europa e in Usa) o il vino di gran pregio di Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia.

 

Poi c’è l’altra agricoltura: quella marginale, delle zone interne, collinari o montane, fortemente legata alla cultura, potenzialmente al turismo, che produce beni per la società ma non gode di adeguate politiche economiche e soffre tantissimo. Non c’è una cabina di regia, non si progetta il consumo di spazio. In questo non siamo bravi noi del Sud: il territorio è violentato, dovremmo radicalmente cambiare rotta e imparare da maestri come il Trentino. Integrare politiche che coinvolgano tutti i settori. Così si avrebbe una vera ripresa dell’agricoltura del sud Italia”.

 

La cosa positiva, senza dubbio, di questo rapporto, è che è finita l’epoca in cui dell’agricoltura si aveva una percezione negativa. Specie al Sud, lavorare la terra è sempre stato difficile, appannaggio di una popolazione marginale, povera e sofferente. Oggi non è così, conosco personalmente persone che hanno mollato il posto fisso per dedicarsi a un’attività che in molti modi dà soddisfazione: economica e personale, grazie ai connotati ambientalisti (ad esempio l’agricoltura biologica) e culturali (il dop, la tradizione) e tecnologici (le innovazioni in tema sono molto affascinanti) che accompagnano la produzione alimentare oggi.

 

“Anche grazie alla crisi industriale, l’edilizia ha ceduto il passo all’agricoltura, ed è un’opportunità per i giovani e per le donne, categorie particolarmente sofferenti. L’agricoltura potrebbe essere anche il piano dove si sviluppa l’integrazione sociale, vista la vasta partecipazione di manodopera extracomunitaria” continua Del Giudice. Ed è anche l’ambito dove rimane appunto una speranza di lavoro per chi sta scegliendo il percorso universitario. “L’aumento delle iscrizioni ad agraria parla da solo. Viviamo gli anni di una gioventù che sceglie di seguire le orme dei genitori e portare avanti le aziende familiari ma con una preparazione specifica, con l’obiettivo di cambiare, e molto, la gestione delle cose”. Come è successo al pomodorino di Piennolo, quello che si conserva appeso durante l’inverno. Una volta era una produzione locale, minima, oggi si trova in vendita negli aeroporti di tutta Italia e non solo. Se si riuscisse ad applicare lo stesso progresso alla “piccola” agricoltura, unendo appunto le sue potenzialità a quelle della cultura e del turismo locali, rimodulando in senso imprenditoriale e ambientalista l’amore dei meridionali per la propria terra, allora forse potremmo davvero parlare del miracolo di un Sud capace di trainare l’intero Paese.”

Fonte: “Wired”

 

 

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