Ingaggiare volti noti come quelli della pallavolista Francesca Piccinini, dello chef Antonino Cannavacciuolo o del conduttore televisivo Fabrizio Frizzi, per una campagna pubblicitaria quando si hanno tre miliardi di euro di debiti, significa voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Del resto la pubblicità questo è: mostrare solo quel che luccica, persino in casi disperati come quello di Alitalia. Poco importa che la compagnia di bandiera sia ormai la compagnia dei tre commissari: “C’è sempre un motivo per volare Alitalia”, assicurano i vip. Peccato che adesso il problema di chi in Alitalia debba provvedere a nascondere la polvere sotto il tappeto e far luccicare quel che ancora luccica, si sta ponendo per davvero e fuor di metafora. Nella cabina di comando della compagnia con una mano si è dato il via libera alla campagna pubblicitaria a otto stelle (tanti sono i vip ingaggiati) e con l’altra si è firmata la disdetta dei contratti con le imprese che si erano finora occupate di pulire l’interno degli aerei.

Il caso ramazza è esploso ieri all’aeroporto di Linate: i velivoli Alitalia con partenza programmata dopo le 14 sono infatti decollati dalla pista milanese senza esser stati precedentemente puliti: c’è sempre un buon motivo per volare Alitalia? Il 29 giugno la compagnia ha interrotto, con atto formale, il rapporto con le due società che a Linate garantivano la pulizia dei velivoli e il loro riassetto: la Dnata e la National Cleanness. Comunicata il 29 giugno, la disdetta scatta il 5 luglio: domani. D’intesa coi sindacati, i 45 lavoratori delle due società, dalle 14 di ieri si sono riuniti in assemblea per decidere come mobilitarsi senza salire a bordo dei velivoli. Ma non è finita.

Il problema si ripeterà dal 5 luglio in avanti perché, fa sapere Angelo Piccirillo, segretario regionale della Filt-Cgil, «Alitalia ha riaffidato il servizio a una società, la Sp, che ha soltanto una delle due licenze necessarie per lavorare all’interno degli aerei»: quella per la pulizia di poltroncine, finestrini e corridoi. Non ha la licenza per il riassetto. Sì, ci vuole una licenza ad hoc per controllare e (ri)mettere a posto dopo ogni volo le dotazioni di sicurezza, dai giubbotti salvavita alle maschere, ma anche per rimettere nei bagni il rotolo della carta igienica. Non bastasse, la Sp, in quanto società low cost, avrà l’obbligo di ripulire «solo un quarto degli aerei che ogni giorno decollano da Linate». E qui a problema si aggiunge problema: Alitalia vuol delegare il riassetto degli aerei e la pulizia, quando non rientrante nella quota di Sp, all’equipaggio di ogni volo. Sì, vuol delegare a quelle ragazze il più delle volte belle, sempre imperturbabili e tanto formali che con fare teatrale e gran risparmio di parole, strette nella divisa, vi servono da bere dopo avervi istruito su come salvarvi la pelle. Ve le immaginate le hostess a far le pulizie? Neanche loro perché il loro contratto non lo prevede.

Fonte: Ilgiorno.it